mercoledì 5 settembre 2007

Ancora Sydney

24 gennaio: giornata uggiosa in giro per la città.

Harbour Bridge, un ponte lungo, sormontato da una "curva" d'acciaio: insieme all'Opera House un segno distintivo di Sydney.

Nonostante il tempo e la foschia, io e Vale volevamo provare l'ebrezza della scalata del ponte, eravamo disposte anche a pagare una cifra non proprio irrisoria per fare una cosa tutto sommato folle e stancante, ma con le nostre crocs credo si potesse paragonare ad un tentato suicidio... non importa, compriamo delle scarpe adatte alla scalata: dopo l'atollo che vuoi che siano una scalata ed un paio di scarpe?
Miki ci dice che però non ti fanno scattare foto o fare riprese video quando sei su: niente foto? Allora no! Scusa, che salgo a fare se poi non posso fare le foto? Come dici? Te le fanno loro e poi le devi pagare? Hai notato com'è bello il ponte visto da qui?

Torniamo a The Rocks: il quartiere piace all'innominabile, ma lui non piace ai residenti!


Per il pranzo torniamo verso Circular Quay e ci fermiamo al The Sydney Cove Oyster Bar (1 east Circular Quay): le ostriche costano pochissimo e Vale ne fa incetta, mentre l'innominabile prende un piatto di formaggi (si sa, al bar delle ostriche...).


Dopo pranzo l'innominabile torna in albergo e noi ragazze facciamo un giro per pitt street per un po' di shopping.

Poi proviamo l'ebrezza di un giro in monorotaia, anche perché c'è una fermata proprio vicino il nostro albergo.

Il panorama è strano: guardi le strade dall'alto e passi vicinissimo alle finestre di uffici e negozi. Il treno è veloce e sembra un serpente colorato che si muove sinuoso tra i palazzi... anche se, ad un certo punto, mi sembrava di essere sulla tangenziale di Roma o Napoli, quando sei su quelle rampe che quasi entrano nelle case!

Per la cena di nuovo The Rocks: ve l'ho detto che piace all'innominabile, che ha detto, cito testualmente: "Ci sono un sacco di localini carini lì dove ho mangiato, me li ricordo, troviamo sicuramente dove cenare e senza problemi di orario...".... Abbiamo girato per più di un'ora alla ricerca dei posti che conosceva, ma senza successo: ma dove sono stì localini?
Se escludiamo le pizzerie napoletane, per ovvii motivi!, non si riusciva a trovare un posto aperto. Alla fine ceniamo in un ristorante che si chiama Pony: elegante, costoso, con cucina vista, peccato che era migliore la descrizione dei piatti sul menù che il loro reale sapore.

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