Ho già detto che all'aeroporto di HK misurano la temperatura corporea dei turisti in entrata? Già! Conseguenze dell'aviaria. Funziona così: prima di arrivare ai gabbiotti del visto, dove funzionari nati prima che inventassero il sorriso ti scrutano e timbrano il tuo passaporto senza dire una sola parola, passi attraverso una porta dove sono collocati dei sensori di calore collegati a degli schermi. In pratica, vedi il tuo corpo in diversi colori, dal celeste al rosso a seconda del calore.
Siamo arrivate alle 22 ora di HK, circa l'una e mezza di notte a Sydney e ancora altro in Italia, ma non so, il mio orologio gestiva solo 2 fusi orari diversi.
Lasciamo i bagagli al deposito in aeroporto e chiediamo ad un punto informazioni il modo più veloce per raggiungere il nostro albergo in città: limousine shuttle per 90 dollari di HK... 90 dollari, ma dico, siamo impazziti?? Poi, come sempre, Vale mi riporta alla ragione: sono circa 9 euro.
Ci avviciniamo ad uno dei banchi di limousine shuttle ed un signore, cinese, che parla alla velocità della luce un inglese improbabile quasi quanto il mio, sentito il nome dell'albergo, prende i nostri soldi (che abbiamo cambiato in valuta locale), scrive su degli adesivi con sopra disegnato un mega pullman l'orario di partenza del nostro shuttle - 23:15 - e ce li appiccicca sulle felpe mentre ci dice di andare alla sala sala d'attesa 4 piani sotto... mi sento proprio una turista! Qualcuno potrebbe obiettare: ma TU SEI una turista?!??? Già, ma il problema è che lui ci vede come turisti incapaci, a cui è necessario appiccicare l'orario di partenza sulla giacca altrimenti... come dire: incapaci certificati, anzi bollati!
Alle 23:15 scopriamo che il nostro shuttle è un autobus che ha visto tempo migliori: adesso cade a pezzi, ha la maggior parte dei posti a sedere rovinati, le tendine parasole sembrano uscite da un film dell'orrore e, soprattutto, ha un autista che ignora l'uso del pedale del freno!
Sulla rampa che ci porta fuori dall'aeroporto, davanti a noi c'è un autobus, l'A22, tipo quelli londinesi a 2 piani, e gli stiamo talmente sotto che alla fine della rampa, quando è necessario frenare, io e Vale urliamo d'istinto: "Frena, frenaaaaa!!!!!!!!!".
L'autista ci guarda dallo specchietto retrovisore e ride di gusto, facendosi sentire da tutto lo shuttle.
Il viaggio dura 40 minuti e subito si entra in un altro mondo: niente più bush o montagne, o mare sconfinato con le onde alte: la città si annuncia con torri enormi, con tante luci, forme e colori.
Le strade sono un tripudio di insegne: luminose o semplici cartelloni sono comunque enormi e piazzate a tutte le altezze: dal tetto dei palazzi fino all'altezza delle vetrine dei negozi. Una specie di delirio che non si può spiegare, ma solo vedere con i propri occhi!
Anche le auto sono migliaia sulle strade, tantissimi i taxi che qui sono rossi: anche qui, come in Australia, guidano a sinistra, ma lo stile di guida è più simile a quello di Napoli che non di Sydney.
Confesso che non mi sento molto a mio agio: non tutti i cartelli e le insegne riportano le indicazioni anche in inglese, fuori dai locali aperti a quest'ora i menù sono solo in cinese. Per aiutare i turisti hanno inserito le foto dei piatti disponibili, peccato che non sempre si riesca a capire perfettamente cos'è che ti stanno proponendo.
Soprattutto non riesco a capire cosa dice la gente per strada: estranea, mi sento completamente estranea e non è una bella sensazione.
Il nostro girovagare ci porta ad uno Starbucks che avevamo visto dallo shuttle, ma lo troviamo chiuso: quando si dice la fortuna!
Una nota a margine: non è che sia una fan degli Starbucks ma in Australia, a volte, sono riuscita a bere qualcosa che somigliava ad un espresso.
Poco distante dall'albergo un 7eleven aperto: sembra di essere in Australia, anche lì sempre aperti e nella maggior parte erano disponibili i bancomat (ATM). In verità, in molti negozi erano disponibili gli sportelli per il prelievo di contanti, molto più frequenti che non gli sportelli automatici presso le banche.
Rientriamo: domani Miki parte prima di noi e vogliamo fare un giro in città insieme prima di salutarci.
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